LA RINASCITA DEL CORO CIMA D'ORO
LO STRAPPO: ricominciare per non vanificare
A Concei, nel frattempo, il Fior di Roccia, che pure aveva avuto una sua struttura ed una personalità molto apprezzate, aveva chiuso la propria attività. Il suo maestro, Renzo Bartoli, che si era dimostrato valido e soprattutto competente, poteva rappresentare la soluzione ideale per la situazione creatasi. Molti coristi di Concei inoltre militavano già nel Cima d’Oro. Sembrava che fosse la stessa situazione contingente a suggerire la soluzione logica. Il presidente, Gianni Baruzzi, decise che qualcosa bisognava fare. Prese contatti con Bartoli; illustrò una situazione risaputa, ma seppe anche far presente che nessuno voleva che l’esperienza del Cima d’Oro morisse: ‘Renzo, ci stai?’. Ci furono molte titubanze, dettate più dal carattere di Renzo, che voleva ad ogni costo andare d’accordo con tutti. Egli fece anche visita al maestro Donati, che lo aveva preceduto nella direzione del Coro, per avere più chiara la situazione e per fugare ogni dubbio che quello che stava per fare non era contro qualcuno, ma a favore di qualcosa. A farlo propendere definitivamente per il sì fu il desiderio che una iniziativa così ricca come quella del coro di Valle non andasse vanificata e la consapevolezza che, lasciando le cose com’erano, si sarebbe perduto un patrimonio di valore assoluto.
Negli archivi della Federazione esiste una lettera datata 22 novembre 1980, nella quale si verbalizza la riunione appositamente tenuta per uscire dall’impasse. Su 28 coristi presenti e votanti, 22 decisero che si doveva cambiare; la votazione per la nuova direzione confermò in blocco il precedente direttivo, ma sostituì il maestro: al posto di Livio Donati entrava Renzo Bartoli. La nuova Direzione era così composta: Gianni Baruzzi, riconfermato presidente, Carmelo Zoina, Vito Segalla, Ermanno Sartori, Angelo Penner, Lino Piccini e Renzo Bartoli. Un corista di quel tempo così commenta la decisione di quei giorni: ‘Bisogna proprio dire che quell’assemblea fu un vero colpo di fortuna per il Coro Cima d’Oro, che trovò lo stimolo per poter rinascere, tant’è vero che da allora sono passati 17 anni di continui progressi, di impegni e di riconoscimenti generali’.
IL NUOVO CORSO: più esperti, più unitiLa sede fu fissata in Concei, nell’oratorio di Locca, gentilmente messo a disposizione dal parroco, don Giorgio Garbari. Del coro e della struttura precedente rimase molto: i coristi, prima di tutto, con il loro patrimonio di cultura, di musica e di voci; erano stati loro a voler la continuazione di una esperienza che non doveva morire. Ai vecchi coristi se ne aggiunsero di nuovi, provenienti da altri paesi della Valle; ora che la sede era in Concei, in una zona più centrale, si sentivano più invogliati a partecipare; e rimase anche il nome, solo che il richiamo alla Valle di Ledro, da allora, sembrò più realistico, più genuino ed autentico. Il Cima d’Oro è stata una delle prime associazioni a realizzare un’antica utopia, che in quegli anni si stava facendo strada, grazie anche ad una serie di articoli di stampa sui giornali locali: l’unità della Valle come simbolo e mèta da raggiungere. Rimasero le esperienze fatte in precedenza, quelle buone e quelle cattive, che si ricordavano ogni volta che se ne presentava l’occasione: quelle buone per ripeterle, quelle cattive per evitare di rifare gli stessi errori. Continuità e rinnovamento poteva essere il motto di quel periodo, con la consapevolezza di aver salvato qualcosa di prezioso che ora si doveva difendere e far rinascere.
II primo appuntamento impegnativo organizzato dal nuovo corso fu il 25 luglio 1981, a Locca. Con il coro ledrense, si esibì con dieci brani il Bianche Zime di Rovereto, uno dei cori più affermati nella Provincia, in un confronto che fu positivo e salutare per tutti. Il Cima d’Oro esordì con Val di Ledro, nell’armonizzazione di Renzo Bartoli. Era il canto dei ledrensi che, anni prima, avevano lasciato la Valle per andare a lavorare altrove.Pioveva quella sera mentre il Coro, schierato sui gradini del centro sportivo a Doghen, cantava sommessamente dicendo ‘addio alla Valle col desiderio di rivedere San Martino ed il lago blu’; tra gli altri canti, quello fu il più sentito, il più applaudito, il più commovente. Era come se il Cima d’Oro dicesse a tutti i ledrensi che era tornato e che era tornato per tutti loro, per la Valle; e fu un successo vero e spontaneo, l’inizio d’una storia bellissima che dura anche oggi.
Nel 1982 iniziano i primi timidi concerti.
Il Coro contava trentacinque componenti, che provenivano da quasi tutti i paesi della Valle; gli unici a non essere rappresentati erano Prè e Biacesa. Il primo concerto da solo, il Coro lo tenne a Molina, nel cinema oratorio parrocchiale: cantò molto bene per la verità, anche se con una certa raffinatezza, che per palati grossolani poteva sembrare timidezza; sfoggiò in pratica tutto quel carattere delicato e sensibile, non certo plateale, che poi sarebbe stata una sua peculiarità. Eseguì canti come Il rocciatore, Umile fiorellin, O zime o zime, ed altri di padre Levri. Era la prima volta e fece scalpore il coraggio che ebbe nel presentarsi a Molina; non fu semplice, ma tutti capirono che quel complesso, così semplice, così schivo, che offriva musica e melodia come un dono, era venuto in pace e in semplicità, con l’intenzione di non ripudiare nulla del passato, ma con l’intento di migliorare e di rappresentare tutta la Valle; così il nuovo Cima d’Oro si conquistò le simpatie anche del difficile pubblico di Molina. Era il febbraio del 1982, e, come testimonia un articolo de L’Adige del 24 febbraio: ‘Il Coro Cima d’Oro ritorna a splendere guidato da Renzo Bartoli’. La Valle, che fino ad allora era stata piuttosto tiepida, tornò a prendersi a cuore le sorti del Cima d’Oro, e questa volta tutta intera, non un solo paese; lo adottò come simbolo, anche perché ora ci credeva davvero; nel coro c’era tutta Ledro.
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